WIND JET SENZA VERGOGNA

27 08 2008

Circa 50 passeggeri del volo Wind Jet Venezia-Palermo, che sarebbe dovuto decollare ieri alle 22.20, sono partiti soltanto stamane alle 9.50. Una delle passeggere, Simona Merito, racconta che la compagnia, fino all’1.15, ha annunciato una serie di ritardi per motivi tecnici.   “Da quel momento – spiega la signora, che era con il figlio di 13 mesi – sono passate altre due ore prima che ci portassero in albergo, dove siamo stati svegliati alle 6 di

stamane e portati in aeroporto, senza neanche fare colazione, per partire alle 9.50, con 40 minuti di ritardo”.   “Nessuno – conclude la passeggera – ci ha dato una mano. A quell’ora i bar erano chiusi, il mio bambino è rimasto senz’acqua e senza latte, come gli altri quattro piccoli che c’erano sul volo. Senza le insistenze di alcuni di noi non ci avrebbero portati neanche in albergo”.





UN ROSANERO IN ROSA

15 05 2008

E’ nato a Torino ma è un palermitano doc. Confesso che prima che conquistasse il titolo di campione italiano di ciclismo non sapevo chi fosse . Si chiama Giovanni Visconti, classe 83. Da oggi (e spero ancora per qualche altra tappa) è la maglia rosa del Giro d’Italia. In bocca al lupo Giovanni!





IL MURALES DI MESSINA DENARO (CON ALMENO TRE MESI DI RITARDO)

27 04 2008
Murales Messina Denaro

Ad aprire la danza della bufala è stata l’Apcom. Poi è stata la volta dell’Ansa. A ruota tutti gli altri organi di informazione. La notizia è la “scoperta” di un murales raffigurante il boss mafioso latitante Matteo Messina Denaro sul retro della Cattedrale di Palermo. Secondo le “autorevoli” fonti sopracitate l’opera era appena comparsa. Ma se i cronisti si fossero avvicinati per toccare il muro non si sarebbero sporcati le mani con la vernice.

 

Era lì almeno da tre mesi. Walter Giannò aveva pubblicato la foto del murales sul suo blog lo scorso 23 gennaio e chissà quante persone, palermitani e turisti in vacanza nel capoluogo siciliano, lo avranno visto in queste settimane. Per dare la notizia corretta bastava farsi un giro a Palermo. Ma visto che camminare comporta troppa fatica, anche per un giornalista, bastava farsi un giro su internet. 




PALERMO AGLI ARABI

21 03 2008

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Dalle pagine del Giornale di Sicilia rimbalza una notizia che potrebbe cambiare le sorti di Palermo.  Una importante società degli Emirati Arabi Uniti sarebbe pronta a investire due miliardi di euro per la riqualificazione del centro storico e della costa, altri fondi potrebbero arrivare invece dal Banco di Sicilia. Cosa ne pensano i palermitani? Ovviamente sono divisi. C’è chi già non vede l’ora che arrivino gli sceicchi e chi non vuole proprio saperne di “vendere” pezzi della città. A Palermo ho vissuto per tre mesi. Pochi, ma abbastanza per rendermi conto del degrado in cui versano le strutture architettoniche. Perché rifiutare gli investimenti esteri se possono contribuire al recupero delle bellezze artistiche della città, allo sviluppo di nuove attività turistiche e alla creazione di nuovi posti di lavoro? Gli arabi avranno il loro tornaconto, questo è sicuro. Ma a guadagnarci di più sarebbero Palermo e i palermitani.





BUON COMPLEANNO

8 02 2008

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“Ho appena incontrato il prefetto e i magistrati della Dda che mi hanno parlato di questo piano della cosca Emmanuello per uccidermi. Oggi è il mio compleanno, compio 57 anni, e proprio in questa giornata apprendo una simile notizia. Davvero un bel regalo della mafia”
Rosario Crocetta, sindaco di Gela





ALTRI CENTO PASSI

31 01 2008

Una piccola tv locale a Cinisi, il comune di Peppino Impastato, può dare molto fastidio. E proprio per questo il direttore di Telejato, Giuseppe Maniaci, 55 anni, è stato vittima di un agguato mafioso: il figlio di un boss condannato all’ergastolo ha bloccato la sua auto, lo ha picchiato e ha tentato di strangolarlo con la sua stessa cravatta.





NON STANNO IN PIEDI

26 01 2008

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Nicola non li conosce. Avrà pure visto le loro facce paffute in televisione ma non le ha memorizzate. Quando sarà più grande forse gli racconterò che quando ancora non si reggeva in piedi, due presidenti  sono caduti a poche ore di distanza.

Romano Prodi e Totò Cuffaro, ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Regione Sicilia, gli ultimi giorni di questo gennaio non li dimenticheranno tanto facilmente (e nemmeno io che sono stato a letto con l’influenza).  Entrambi hanno dovuto lasciare la poltrona, entrambi non avevano nessuna intenzione di lasciarla. Una cosa  li distingue: la dignità.

Prodi è caduto giovedì sera volendo rispettare fino alla fine la Costituzione, presentandosi in Parlamento per mettere i rappresentanti dei partiti che hanno sostenuto la nascita del suo governo di fronte alla responsabilità di farlo cadere
nel momento meno adatto: quando qualcosa si poteva fare, quando qualcosa si doveva fare (da parte mia nessuna clemenza per Clemente).

Cuffaro ha mollato sabato mattina, quando ormai il governo (proprio quel governo guidato da Prodi che, pur essendo caduto, per legge continua a esercitare il potere finché non si insedierà un nuovo esecutivo) aveva avviato le procedure per la sua sospensione. Prima che arrivi il cartellino rosso, ha pensato Totò, esco da solo dal campo. Non ci aveva pensato  la settimana scorsa, quando nel processo sulle infiltrazioni di alcune “talpe” nella Direzione distrettuale antimafia di Palermo è stato condannato a cinque anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per favoreggiamento. Aveva detto di essere intenzionato a mantenere la sua carica fino al 2011, poiché non era stata riconosciuta l’aggravante per mafia e aveva festeggiato a cannoli.

E se Totò Cuffaro è ghiotto di ricotta e canditi, Nino Strano (senatore catanese di Alleanza Nazionale) preferisce mortadella e champagne. Al Senato ha mangiato il salume con le mani e ha sparso la bevanda sulla moquette mentre il presidente Marini leggeva i risultati della votazione che decretava la fine di Prodi. Elegante. Come il suo splendido golfino rosso legato sopra la giacca e i gli occhialoni con le lenti scure portati in un luogo chiuso. Prima aveva urlato “checca squallida” al senatore Cusumano (senatore eletto nell’Unione) solo perché aveva annunciato di voler votare la fiducia al suo governo. Davvero un signore. Anzi, una signora.